Risorse Bibliografiche

FAZIO Mariano, Un sentiero nel bosco. Guida al pensiero di Kierkegaard, Armando, Roma 2000, pp. 144.

fascicolo I, volume 11 (2002), pp. 190-191.
Schede bibliografiche

FAZIO Mariano, Un sentiero nel bosco. Guida al pensiero di Kierkegaard, Armando, Roma 2000, pp. 144.

Il pensiero del più noto filosofo e teologo danese, coscienza critica della borghesia di Copenhagen della prima metà del diciannovesimo secolo, non è di facile interpretazione. La sua saggistica si esprime spesso attraverso opere pseudonime di denso contenuto morale, i cui tratti ironici contrastano talvolta con il contenuto edificante e teologico delle opere non pseudonime. E, benché le annotazioni del suo diario possano aiutare il lettore a chiarire il rapporto interno che collega l’insieme degli scritti kierkegaardiani, esse non risolvono purtroppo tutte le perplessità. Resta la domanda sulla natura ultima del pensiero kierkegaardiano: Sören Kierkegaard è un esistenzialista avant la lettre, in opposizione all’idealismo assoluto, oppure le sue fatiche intellettuali hanno una valenza puramente teologica?Così, il Prof. Fazio paragona nel suo ultimo saggio l’opera del filosofo danese a una densa foresta: una selva percorsa da mille sentieri, la cui segnaletica può tuttavia confondere, se non fuorviare il viandante che si inoltra per la prima volta nel bosco. L’obbiettivo dell’autore è quello di fornire una mappa che permetta di visitare il bosco kierkegaardiano senza il rischio di smarrirsi nel labirinto dei concetti e di perderne quindi la visione d’insieme. Essa fornisce le necessarie chiavi di lettura che permettono a chi si interessa al pensatore danese una giusta comprensione sia delle ragioni che lo spingevano a scrivere, sia del messaggio più intimo che le sue opere racchiudono. A questo scopo, l’autore legge e interpreta le opere pseudonime alla luce delle indicazioni fornite dalla cosiddetta “comunicazione diretta”, vale a dire, dalle opere non pseudonime e dal diario tenuto da Kierkegaard dal 1834 fino al 1855, anno della sua morte, riscontrando nell’insieme della sua produzione letteraria una sostanziale unità di intenti.L’interpretazione di Fazio ruota su due cardini che alla fine si riveleranno come un unico punto d’appoggio: ciò che egli chiama la categoria e il problema. Infatti, il pensiero kierkegaardiano fa leva sulla categoria di singolo, sviluppata in contrapposizione allo strapotere della dialettica hegeliana, che assoggetta l’individuo al movimento e al destino dell’Assoluto, derubandolo della libertà e di qualsiasi senso o significato propri. La categoria solleva però immediatamente un problema: il singolo deve diventare se stesso, cioè deve costruire liberamente la propria singolarità, svolgendo il compito esistenziale che Kierkegaard chiama diventare soggettivo. Questo compito-dovere di ogni uomo non è tuttavia uno sforzo solitario dell’individuo, poiché il singolo kierkegaardiano non è il Sisifo esistenzialista della filosofia sartriana. La prospettiva del pensatore danese è tutt’altra, giacché per diventare veramente se stessi è richiesto il dialogo e il confronto con l’assolutamente Altro, cioè con Dio. Non si tratta però del dio dei filosofi, ma del Dio della fede. In effetti, il Dio di Kierkegaard è il Dio dei cristiani: è Gesù Cristo. In questo modo, il problema di diventare singolo sfocia naturalmente nel compito di diventare cristiano, cioè di vivere in contemporaneità con Cristo, in dialogo costante con Lui.Anima-corpo, infinito-finito, tempo-eternità sono tre coppie dialettiche inscindibili che caratterizzano l’esistenza del singolo kierkegaardiano, ed esse fondano l’unità dell’esperienza umana. I concetti filosofici di taglio esistenzialista sviluppati da Kierkegaard puntano verso l’esperienza del divino e, al contempo, di fronte al Creatore, la vera esperienza di fede richiede da parte del singolo un atteggiamento attivo, libero e responsabile. Non c’è dunque un Kierkegaard dell’angoscia esistenziale che si oppone a un Kierkegaard del fiducioso abbandono nelle mani di Dio. Così, l’autore vuole rilevare il fatto che nel pensiero kierkegaardiano non coesistono due anime in lotta. In esso c’è un’unità dialettica che non si risolve in una sintesi superatrice; si tratta invece di una tensione dialogica costante che costruisce l’unità dei due poli.L’opera è di agile lettura ed ha il pregio di riuscire a svolgere il tema in un numero contenuto di pagine, senza intaccare la profondità del discorso. Inoltre, la introduzione biografica del primo capitolo illustra con grande chiarezza l’influsso che le vicende personali del filosofo danese ebbero sullo sviluppo del suo pensiero. FRANCISCO FERNÁNDEZ LABASTIDA