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BURGOS Juan Manuel, La inteligencia ética. La propuesta de Jacques Maritain, Peter Lang, Bern 1995, pp. 240.

fascicolo II, volume 5 (1996), pp. 363-365.
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BURGOS Juan Manuel, La inteligencia ética. La propuesta de Jacques Maritain, Peter Lang, Bern 1995, pp. 240.

Uno dei temi più accesi del dibattito contemporaneo nel campo dell’etica è quello riguardante gli stessi fondamenti epistemici della razionalità etica. Detto in termini meno accademici, il dibattito ruota intorno a questa domanda: come mai l’uomo è capace di cogliere spontaneamente, cioè senza una riflessione filosofica, la valenza etica delle sue azioni? La molteplicità di visioni etiche che si scontrano nella cultura odierna ha in sé una pluralità di visioni della razionalità etica, che a loro volta poggiano su concezioni antropologiche e metafisiche diverse. Tuttavia, trovare una risposta adeguata è di capitale importanza per poter impostare il dialogo tra i diversi sistemi etici. L’obiettivo di quest’opera di Juan Manuel Burgos è quello di offrire alla nostra considerazione la risposta di Jacques Maritain a tale quesito.Innanzitutto, bisogna mettere in evidenza che la proposta maritainiana concernente la razionalità etica è poco conosciuta. Come rileva il nostro autore, ciò è dovuto sia alla scarsezza e alla parzialità degli studi pubblicati che alla difficoltà oggettiva di attingere direttamente alle fonti, giacché le riflessioni fatte da Maritain a questo riguardo si trovano disperse lungo tutta l’ingente mole delle sue opere. Oltre a ciò, il pensiero del filosofo subì un netto processo di evoluzione. Infatti, come si rileva nell’introduzione, la concezione maritainiana dell’intelligenza etica prende le mosse da un’interpretazione molto vicina a San Tommaso, per poi via via acquisire chiari tratti di originalità.L’esposizione dello sviluppo di pensiero di Maritain fatta da Burgos è strutturata in fasi successive, in modo tale da fornire la necessaria visione d’insieme del pensiero di Maritain che permette al lettore di contestualizzare gli apporti di questo filosofo. Si tratta quindi di uno studio di agile lettura, anche per i non specialisti, grazie anche a un graduale sviluppo dei temi lungo un filo conduttore chiaro.L’autore fa già nel capitolo introduttivo una prima succinta inquadratura di Maritain nell’insieme della tradizione tomista, in cui vengono considerati in grandi linee i contributi di questo filosofo al processo di rinnovamento di questa corrente di pensiero in questo secolo. Nel secondo capitolo, descrive con precisione la concezione dell’intelletto pratico prospettata da Maritain, nel cui ambito generale si colloca appunto l’intelligenza etica. Già a questo livello Maritain presenta infatti delle novità rispetto alla precedente tradizione tomista. Egli applica in modo un po’ diverso il concetto di verità al campo dell’intelletto pratico, ma restando sempre dentro l’alveo della corrente tomista.Invece, il terzo capitolo ha il compito di mostrare le caratteristiche originali che Maritain scorge nell’intelligenza etica rispetto sia all’intelletto pratico che a qualsiasi altra esperienza conoscitiva. Per Maritain, fa notare Burgos, la conoscenza etica ha una sua originalità, perché poggia su esperienze proprie e specifiche, e non può dunque essere assolutamente ridotta a una mera propaggine della metafisica. Infatti, «l’etica maritainiana [...] muove direttamente dall’esperienza morale e trova in essa tutte le sue nozioni fondamentali: il sentimento di obbligazione morale, il valore, la norma, ecc. [...] L’etica è la riflessione sistematica attorno all’esperienza morale dell’uomo, ma quest’esperienza consiste fondamentalmente nel sentimento di tensione dinamica verso il bene e la sua effettuazione» (p. 83).Ciò nonostante, sono i capitoli successivi quelli dedicati al nocciolo della proposta maritainiana riguardo all’intelligenza etica: vale a dire la conoscenza dei valori morali per inclinazione, concetto che egli trova già accennato nelle opere di San Tommaso. Tuttavia, Maritain ne sviluppa tutte le potenzialità, collocandola anche alla base della conoscenza spontanea dei principi generali della legge naturale. Tra le novità che prospetta il processo di conoscenza del valore per inclinationem, spicca il ruolo essenziale che Maritain attribuisce a ciò che egli chiama precosciente spirituale, nella cui sede avrebbe luogo la prima fase della conoscenza del valore. Maritain accetta infatti l’esistenza di una qualche «attività vegetativa dell’intelletto», che sarebbe non razionale proprio per il fatto di agire ad un livello precosciente. La conoscenza per inclinationem, oltre ad essere, a suo avviso, di carattere non discorsivo è anche la modalità di uso abituale dell’intelligenza etica, e su di essa poggia qualsiasi posteriore concettualizzazione o sistema etico razionale. Lo si accetti o meno, il concetto di precosciente spirituale fa però riflettere sullo stesso problema che tenta di risolvere: vale a dire l’esperienza nota a tutti della percezione spontanea della bontà o malizia di certe azioni, senza la mediazione di alcun ragionamento.Burgos dedica l’ultimo capitolo all’esposizione degli aspetti più pratici dell’intelligenza etica. Infatti, è qui che vengono esposte le considerazioni maritainiane riguardanti i momenti culminanti del processo decisionale previo alla realizzazione dell’atto umano. Per primo viene illustrato il processo d’interiorizzazione della legge naturale, cioè quel processo per mezzo del quale ogni singolo uomo fa propria la legge naturale, scorgendone le esigenze nelle proprie circostanze personali. In un secondo momento viene trattato il cosiddetto giudizio pratico, che è già la presa di posizione della coscienza circa l’azione concreta da effettuare hic et nunc, e che precede immediatamente la decisione della volontà umana, la quale resta pur sempre libera riguardo al dettame del giudizio pratico. E infine, viene considerato il ruolo che la virtù della prudenza svolge in questi ultimi momenti che precedono l’azione. Tuttavia, il tentativo di sviluppare un contenuto tanto complesso in così poche pagine fa sì che questo capitolo sia la parte meno riuscita di questo lavoro. Ciò è però dovuto anche alla fragilità stessa di questa parte del costrutto maritainiano, che mostra, come mette in evidenza l’autore, una qualche discontinuità metodologica nei confronti del resto della trattazione riguardante l’intelligenza etica.Il trattato è chiuso da un breve bilancio conclusivo, in cui l’autore avanza alcune proposte per futuri approfondimenti nel campo dell’intelligenza etica, come ad esempio la possibilità di studiare sia gli aspetti ontologici sia quelli gnoseologici della legge naturale in quanto fenomeno intersoggettivo.Lungo tutta la trattazione, il punto di riferimento dell’autore è sempre una visione antropologica unitaria. Egli vede infatti in Maritain lo sforzo di coinvolgere l’intera persona umana nella radicale apertura alla realtà, prospettiva che in seno al tomismo sembrava confinata all’ambito della ragione. A questo scopo, Maritain fa fruttare nozioni che si trovano già presenti nella tradizione tomista, ma non esita anche a introdurre nuovi elementi o sfumature là dove egli avverte la necessità d’integrare nel tomismo risposte valide a problemi che il pensiero moderno ha legittimamente messo in luce. L’autore è infatti convinto che le fatiche di questo filosofo hanno qualcosa da dire nel dibattito odierno sulla razionalità etica.Tra i pregi che Burgos scopre nell’impostazione maritainiana circa l’intelligenza etica si trova in primo luogo la rivalutazione che Maritain fa della conoscenza etica spontanea, sia per mezzo dell’esperienza morale che per mezzo della conoscenza per inclinazione. Egli mette in risalto il fatto che la conoscenza etica centrale e determinante non è concettuale, cioè procedente da sistemi razionali-discorsivi, bensì trova la sua origine nell’esperienza interna della persona, che è in radicale tensione verso il bene. Essa è infatti frutto di un vissuto morale altamente complesso, con delle radici anche a livello incosciente. Detto in altre parole, Maritain afferma che «se un ragionamento determinato obbliga in coscienza non è senz’altro per via della sua forza e coerenza logica, ma perché il soggetto lo coglie come un’espressione adeguata e vera di ciò che sperimenta nel suo interno» (p. 140). Inoltre, Maritain tenta di rinnovare la nozione di legge naturale introducendo in essa mediazioni di tipo soggettivo, storico e culturale. Egli sostiene infatti che, anche se c’è una conoscenza per inclinazione dei principi fondamentali della legge naturale, si dà però un progresso storico della coscienza morale nei riguardi dei principi secondari. Per dirla in altre parole, è la vita storica dell’uomo, in mezzo alle proprie circostanze sociali e soggettive, l’occasione perché vengano sprigionati quei principi che sono ancora latenti.Pur trovandoci di fronte a un’interpretazione che cerca di essere fedele alle concezioni del filosofo, non si tratta affatto di un’esposizione acritica del pensiero maritainiano. Burgos sottolinea infatti quei problemi in cui, a suo avviso, Maritain non perviene a una soluzione soddisfacente. Per esempio egli segnala, tra le altre, le difficoltà inerenti all’uso che Maritain fa del termine verità pratica; alcune incongruenze nella sua teoria del precosciente spirituale che gettano ombre sulla razionalità dell’agire umano; il fatto di mettere in questione, per via di un’eccessiva sottolineatura della sua passività, l’autonomia conoscitiva dell’uomo riguardo al bene e alla legge naturale; il modo d’impostare il rapporto fra intelletto e volontà nel giudizio pratico, ecc.Insomma, la lettura di quest’opera ci sembra un ottimo punto di partenza per introdursi sia nel pensiero etico di Jacques Maritain, sia nel dibattito contemporaneo sui fondamenti dell’eticità umana. FRANCISCO FERNÁNDEZ-LABASTIDA