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ASMUTH Christoph, Das Begreifen des Unbegreiflichen. Philosophie und Religion bei Johann Gottlieb Fichte 1800-1806, Frommann-Holzboog, Stuttgart 1999, pp. 411.

fascicolo II, volume 6 (1997), pp. 370-371.
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ASMUTH Christoph, Das Begreifen des Unbegreiflichen. Philosophie und Religion bei Johann Gottlieb Fichte 1800-1806, Frommann-Holzboog, Stuttgart 1999, pp. 411.

Questa monografia di Asmuth è la rielaborazione della sua tesi dottorale, discussa nel 1995 presso l’università di Bochum. Tuttavia, anche se il sottotitolo e l’origine dello scritto potrebbero far pensare ad una monografia specialistica sulla filosofia fichtiana della religione, non è affatto così. Ci troviamo di fronte ad uno studio sull’influsso esercitato dalla tematica religiosa sull’intera concezione di pensiero elaborata dal noto filosofo idealista. L’autore, per mezzo di un approccio sistematico e al tempo stesso storico-evolutivo, vuol rilevare l’influenza delle riflessioni su Dio e sul cristianesimo, che hanno indotto Fichte, negli anni a cavallo fra il settecento e il ottocento, a mutare la prospettiva della sua filosofia dell’Io.Infatti, benché il sistema fichtiano resti sempre una Ich-Philosophie, come indica già Asmuth sin dall’introduzione, si rivela tuttavia un essenziale mutamento di contenuto. Vale a dire, l’Io della filosofia fichtiana, che era fino al 1800 un Io dalle caratteristiche umane, negli anni successivi acquisisce un profilo palesemente divino. Ci troviamo di fronte alla nota evoluzione del pensiero fichtiano da un’impostazione trascendentale stricto sensu kantiana, verso un Sapere assoluto che è sapere dell’Assoluto; e, logicamente, una filosofia dell’Assoluto non può non misurarsi con il divino.In quest’opera, l’autore fonda principalmente la personale interpretazione della filosofia fichtiana del periodo 1800-1806, sia sull’analisi dell’Anweisung zum seeligen Leben (Iniziazione alla vita beata) del 1806, che della Dottrina della scienza del 1804, nonché della Darstellung der Wissenschaftslehre (Presentazione della dottrina della scienza) del 1801-2. Riportiamo qui, in modo conciso, le sei tesi enunciate al riguardo da Asmuth nell’introduzione: 1) la filosofia di Fichte è, per lo meno fino al 1807, una filosofia dell’Io, avente le caratteristiche sopra rilevate; 2) idealismo e realismo possiedono anche un ruolo strutturale nella Dottrina della Scienza, non ne rappresentano quindi unicamente i contenuti; 3) il punto di vista della Dottrina della Scienza non è quello dell’Assoluto, e neppure quello dell’apparire: si trova piuttosto a metà strada fra l’uno e l’altro; 4) sia il metodo filosofico popolare, sia quello scientifico, si fondano sulla Dottrina della scienza; non sono che due modi diversi di esporla; 5) nonostante ciò, la distinzione fra i contenuti della filosofia popolare e di quella scientifica non è meramente formale, perché quest’ultima è il fondamento della prima; 6) infine, la filosofia dell’Assoluto che Fichte sviluppava in quegli anni, si distingue dall’idealismo schellinghiano sia dal punto di vista della riflessione che dalla struttura stessa dell’idealismo che questi propone.Tuttavia, l’autore non si ferma ad un’esposizione acritica del pensiero fichtiano. Combinando gli approcci sistematico e storico, che si avvicendano nei sette capitoli che scandiscono la trattazione, Asmuth mette in luce il rapporto di tensione che si cela nella filosofia dell’Io in quanto sapere assoluto dell’Assoluto, tra concetto (Begriff) e Assoluto (Absolute). In effetti, anche se — come ribadisce lo stesso Fichte — l’Assoluto non può essere compreso nel concetto, tuttavia la filosofia fichtiana, in quanto filosofia del Concetto, finisce per cogliere (begreifen) l’assoluto sotto il concetto di «ciò che non è comprensibile» (unbegreiflich), cioè sotto il concetto di ciò che non è concettualizzabile. Così, il titolo — Begreifen des Unbegreiflichen — riassume e annuncia il rapporto problematico che intercorre nella filosofia fichtiana dell’Io, tra sapere e Assoluto. Inoltre, ad avviso di Asmuth, questa tensione si rivela irresolubile dall’interno del sistema fichtiano.Grazie al suo ampio respiro, che limita le digressioni troppo specialistiche, il libro non presenta grandi difficoltà di lettura per quanti hanno già una qualche conoscenza della filosofia trascendentale e dell’idealismo tedesco, facilitando loro la comprensione della compagine interna caratteristica della seconda filosofia di Fichte. FRANCISCO FERNÁNDEZ LABASTIDA