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KOSLOWSKI Peter — SCHENK Richard (Hrsg.), Ambivalenz — Ambiguität — Postmodernität. Begrenzt Eindeutiges Denken, Collegium Philosophicum, Bd. 5, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 2004, pp. 316 + x.

fascicolo II, volume 14 (2005), pp. 383-385.
Schede bibliografiche

KOSLOWSKI Peter — SCHENK Richard (Hrsg.), Ambivalenz — Ambiguität — Postmodernität. Begrenzt Eindeutiges Denken, Collegium Philosophicum, Bd. 5, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 2004, pp. 316 + x.

Nel mese di novembre di 1996, ebbe luogo un incontro interdisciplinare a Hannover, nella sede del Collegium Philosophicum dell’Istituto di ricerca per la Filosofia, per discutere sulla tolleranza — che a volte sembra diventare quasi un’esigenza — dell’ambiguità e dell’ambivalenza anche nell’ambito del sapere scientifico, auspicata dal pensiero postmoderno. Vi hanno partecipato filosofi, teologi e studiosi di diversi ambiti del sapere scientifico (chimica, medicina, psichiatria, psicologia, giurisprudenza, sociologia, ecc.). Il presente libro contiene il testo — rielaborato — degli interventi tenuti in quella sede, nonché un riassunto delle discussioni che seguirono ciascuna della relazioni.Il libro è strutturato in quattro sezioni tematiche. La prima è intitolata in modo provocatoriamente ambiguo, Das Ambivalente in / an der Postmoderne (L’ambivalente nella / presso la Postmodernità), in cui sono stati raccolti gli interventi più generali sull’argomento in discussione. La seconda e la terza sezione raggruppano, rispettivamente, le relazioni attinenti l’ambivalenza e l’ambiguità e nelle scienze e nella filosofia. L’ultima sezione contiene invece due contributi riguardanti l’ambiguità e l’ambivalenza in teologia: il primo illustra il rapporto fra religione e teologia contemporanea in ambito riformato, il secondo è una riflessione sull’odierna teologia delle religioni. Data la diversità di prospettive e l’ampiezza dei contenuti delle relazioni — conseguenza per altro inevitabile dell’interdisciplinarietà del convegno —, abbiamo deciso di presentare brevemente soltanto tre di esse. La scelta fatta non vuol essere un giudizio negativo sul valore degli interventi restanti.Il primo intervento è di Peter Koslowski, intitolato Le ambivalenze del moderno e il postmoderno come filosofia, stile ed epoca. Esso serve da introduzione e da cornice tematica per il resto delle relazioni. Tra i molti argomenti affrontati da Koslowski, rileviamo la caratterizzazione di due anime nel seno della Modernità, diverse e in confronto dialettico tra di esse. Contro coloro che affermano un’unica forma di Modernità, c’è stata invece per Koslowski una Modernità libera (Freie Modernität), in cui si era stabilito un rapporto critico e senza forzature con il nuovo e con il progresso, affiancata però sin dall’inizio da un’altra Modernità, il cui rapporto con il nuovo è stato violentato da criteri ideologici, estrinseci alla stessa dinamica interna di questo periodo storico-culturale. Quest’ultima potrebbe essere chiamata Modernità forzata (Forzierte Modernität). Lungo lo scritto, Koslowski vuol mettere in luce la costante presenza di queste due anime nella Modernità, sia come epoca storica della filosofia e della cultura occidentale, che come stile artistico.Nello spirito della Modernità forzata spicca il progetto dell’autofondazione della ragione, contro la fondazione “dogmatica” tradizionale del sapere. Nel momento culminante della Modernità,  tale progetto sfocerà nell’assoluta storicità della ragione, rappresentata in modo paradigmatico dal pensiero hegeliano. Koslowski rileva il paradosso insito nell’assolutismo della ragione e della storia: esso diventa, infatti, un nuovo integrismo o dogmatismo filosofico, che nega la pluralità reale delle forme di realizzazione della cultura. La Modernità libera cerca invece un rapporto con la storia che media tra gli estremi dello storicismo e del tradizionalismo. Per Koslowski, la Modernità che combattono i pensatori postmoderni è quella forzata — dogmatica — del razionalismo e dell’idealismo, che pretende di sottomettere tutto alla ragione.Della terza sezione vogliamo richiamare l’attenzione sulle pagine scritte da Rolf Schönberger, intitolate Sinnfülle und Vieldeutigkeit im Mittelalter (Pienezza di senso e ambiguità nel Medioevo). In esse, Schönberger presenta sinteticamente il modo in cui la filosofia antica e medievale risolse il rapporto della ragione con la molteplicità sia del reale che dei sensi della parola scritta. Frutto degli sforzi intellettuali di una grande schiera di filosofi — da Platone e Aristotele fino a San Tommaso d’Aquino, passando per Sant’Agostino — sono le dottrine dell’analogia e dei molteplici sensi della Scrittura. Tra i diversi problemi trattati dai medievali utilizzando concetti analogici, Schönberger dedica un po’ di spazio a quello della “indeterminatezza” del nostro parlare di Dio. A nostro avviso, il contributo di Schönberger mostra in modo convincente che le riflessioni dei medievali possono contribuire positivamente ad una migliore comprensione e risposta alle sfide poste dall’ambiguità del pensiero postmoderno.Infine, l’intervento di Richard Schenk, Widerspruchfähige Vieldeutigkeit (Un’ambiguità che può essere contraddetta), analizza le principali teorie della teologia delle religioni contemporanea, originate in ambito cristiano. In particolare, egli mette a fuoco il modello tripartito, nato negli anni ottanta del ventesimo secolo, intorno alle riflessioni del teologo presbiteriano John Hick. Esso divide le religioni in tre tipi: esclusiviste, inclusiviste e pluraliste. La tesi fondamentale di Schenk è che questa tipologia, se applicata in senso stretto, non è capace di rappresentare veramente alcuna religione reale. Per Schenk, invece, si possono rilevare tratti esclusivisti, inclusivisti e pluralisti in ciascuna delle grandi religioni dell’umanità. Perciò, per elaborare una teologia delle religioni più aderente alla complessità e “ambiguità” del fenomeno religioso, occorre una teoria che metta in rapporto gli argomenti dei tre tipi suddetti. Questo contributo è anche una buona esposizione critica delle posizioni di John Hick, Paul F. Knitter, David Tracy e Raimundo Panikkar. FRANCISCO FERNÁNDEZ LABASTIDA