Un dovere di gratitudine

Editoriale

Mentre veniva stampato il precedente fascicolo di Acta Philosophica, ci è giunta, inattesa e dolorosa, la notizia della morte santa di S. E. Mons. Alvaro del Portillo, Vescovo Prelato dell'Opus Dei e primo Gran Cancelliere dell'Ateneo Romano della Santa Croce, avvenuta il 23 marzo scorso, al suo rientro a Roma da un pellegrinaggio in Terra Santa. Ricordarlo, seppur brevemente, con affetto filiale in apertura di questo numero della nostra rivista è per noi un dovere di gratitudine, il cui compimento è ben lontano dal corrispondere pienamente a quanto da lui abbiamo ricevuto.

È stato il Beato Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, a desiderare e ad ispirare l'Ateneo Romano della Santa Croce, ma morì prima di poterlo vedere realizzato. Mons. del Portillo, succedutogli nel 1975 alla guida dell'Opera, ne ha messo fedelmente in pratica il progetto, seguendone e sospingendone con premurosa sollecitudine la preparazione, gli inizi e gli sviluppi. In questi anni siamo stati testimoni di come il Prelato dell'Opus Dei ci sia stato costantemente vicino con le sue indicazioni, i suoi suggerimenti, il suo amabile incoraggiamento e soprattutto con la sua preghiera ed il suo sacrificio.

Anche Acta Philosophica è nata grazie al paterno e paziente impulso di Mons. Alvaro del Portillo. Ricordiamo con quanta risolutezza e affabilità ci spronò già agli inizi di gennaio del 1990 ad avviare una rivista che fosse espressione del lavoro di ricerca della Facoltà di Filosofia del nostro Ateneo, e strumento di dialogo e di scambio con le altre istituzioni universitarie. Da allora non ci è mai mancato il suo sostegno e oggi, nel completare la terza annata della nostra pubblicazione, guardiamo con stupore e riconoscenza la strada percorsa.

Se pensiamo ad Acta Philosophica nell'insieme della nascita e dello sviluppo del nostro Ateneo, essa appare come naturale riflesso d'una concezione della vita universitaria derivata dallo spirito — eredità del Beato Josemaría Escrivá — che contraddistingue l'Ateneo della Santa Croce, giunto ormai al decimo anno di attività accademica. Fra i diversi aspetti di questo motivo ispiratore, costantemente ricordatoci dal nostro primo Gran Cancelliere, possiamo segnalarne due: l'amore per la libertà e l'unità di vita.

E' ben noto a tutti quanto l'attuale congerie storico-sociale abbia reso difficile per molti uomini riconoscere l'armonia fra libertà e verità. Tale percezione di un orizzonte impervio diventa più acuta allorché ad avvertirla è una comunità universitaria con il suo essenziale compito formativo. Mons. del Portillo, nella consapevolezza che è la verità a rendere liberi (cfr Gv 8, 32), parlando di tale compito affermava che il nostro Ateneo "l'assolve nel pieno rispetto della libertà personale, anzi promuovendo la libertà e la personalità di ciascuno, in un servizio disinteressato e fecondo alla Verità" (Discorso in apertura dell'anno accademico 1985-1986, «Romana», 1 [1985], p. 80).

Questa libertà, che tanto più piena diventa quanto più responsabile e rispettosa della libertà altrui, dà atto della ricchezza della verità non irrigidendola in una delle sue possibili formulazioni storiche. Perciò, "nel grande quadro comune dell'insegnamento cattolico, questo Centro è aperto a tutte le correnti e a tutte le scuole di pensiero che cerchino sinceramente una comprensione più profonda della verità su Dio e della verità sull'uomo" (ibidem).

Libertà personale e servizio alla Verità, vissuti compiutamente, non possono non condurre all'unità di vita, secondo la quale lo specifico agire dell'uomo universitario non è una realtà inconciliabile con il suo personale impegno nella vita quotidiana. Richiamandosi agli insegnamenti del fondatore dell'Opus Dei, Mons. Alvaro del Portillo prospettava, come sintomo di salute accademica, che «nella vita di ciascuno di noi si accrescano le virtù cristiane, proprio durante e attraverso le svariate attività che configurano la vita di questo Centro universitario (Discorso in apertura dell'anno accademico 1990-1991, "Romana", 11 [1990], p. 234).

Così, dunque, non a scapito del pluralismo ma proprio come conseguenza dell'unità di vita di ognuno, lo studio è per il credente un avvenimento vitale dove, come sottolineava l'allora Prelato dell'Opus Dei, "il vero progresso non si può limitare a un mero sapere qualcosa di più, ma consiste soprattutto nel saperne di più di Qualcuno: con un sapere che non è soltanto teorico, limitato all'intelletto speculativo, ma che coinvolge tutta la persona, in modo tale da promuovere la volontà a gustare, ad assaporare (sapere), per mezzo della contemplazione, la Verità, la Bontà e la Bellezza di Dio" (ibidem).

Siamo sicuri che Mons. Alvaro del Portillo, definito da Giovanni Paolo II "servitore buono e fedele" per "la sua fedeltà alla Sede di Pietro ed il generoso servizio ecclesiale", sta continuando ad aiutare dal Cielo il lavoro che si svolge nell'Ateneo Romano della Santa Croce; il suo grato ricordo ci spinge a proseguire nel nostro impegno con lo spirito di servizio e di collaborazione che da lui, strettissimo collaboratore e primo successore del Beato Josemaría Escrivá, abbiamo imparato.